L'acqua è il bene più prezioso in Somalia e in tutti i paesi aridi: acqua insufficiente, inquinata o mal gestita vuol dire epidemie e malattie debilitanti (colera, malaria, bilarziosi), le cause prime del sottosviluppo. Anche le banali dissenterie, comunissime tra i bambini ai tropici, uccidono. Sono curabili somministrando molta acqua, ma la maggior parte dei pozzi in Somalia dà acqua magnesiaca, cioè purgante. La morte per disidratazione è una delle più terribili. L'idrogeologia può risolvere molti di questi problemi. Per questo è nata “WATER FOR LIFE” nell'‘87, sulla base delle ricerche e delle esperienze fatte in quattro anni di assistenza ai rifugiati dell'Ogaden (un milione e mezzo) da parte di Elio Sommavilla.
Nel '92, ad un anno dallo scoppio della guerra civile, il bisogno d'acqua potabile è passato in seconda linea.Le campagne non producevano nulla da quattro stagioni, centinaia di migliaia di persone risultavano condannate alla morte di fame. Far arrivare loro da fuori cibo sufficiente era e si è rivelata un'utopia tragica. Solo l'acqua nei campi poteva arginare uno spaventoso genocidio per fame. Il W.F.L. si è trovato solo in quest'impresa, ma la generosità di molti amici ha permesso di realizzare in pochi mesi nella zona più fertile della Somalia PIU' DI 300 Km DI CANALI DI IRRIGAZIONE,sufficienti teoricamente a sfamare più di un milione di persone, senza i costi ed i rischi dei convogli di cibo umanitari.Fino allo scoppio della guerra civile (inizio del 1991) Sommavilla con il gruppo di giovani geologi somali realizza una campagna di ricerche idrogeologiche su tutto il territorio somalo ed una serie di interventi per la produzione di acqua potabile usando tecnologie appropriate ed operando in stretta cooperazione con le comunità locali.
“Acqua per la Vita” denuncia e lotta contro i metodi di intervento soprattutto di ditte straniere e di vari progetti di cooperazione, che operano senza studi preliminari e con tecnologie non sostenibili, fonte di lauti guadagni, ma destinate in breve tempo alla fatiscenza e spesso causa di squilibri idrogeologici nelle falde con conseguenze gravissime per lo scarso e precario patrimonio idrico.
Vengono rilevati i dati di migliaia di pozzi esistenti e create delle banche-dati che permettono di individuare le aree e le profondità a cui si può attingere acqua senza turbare i delicati equilibri idrici nel sottosuolo.
![]() Si realizzano centinaia di punti d'acqua dolce (pozzi, alcuni di grande portata, gallerie drenanti e di infiltrazione), in molti villaggi ed in parecchi quartieri di città (Mogadiscio, Merka, Brava, Jalalaqsi, Beled Weyn), spesso dove prima si era ottenuta solo acqua salata.
I dati raccolti permettono di formulare nuove teorie sui meccanismi di formazione delle falde in Somalia e forniscono indicazioni pratiche per prevedere la profondità ed in parte anche la qualità degli acquiferi.
Per i pozzi di villaggio si inventa un impianto di sollevamento dell'acqua di semplicissima manutenzione e riparazione, derivato dal tradizionale sistema del secchio, però con la chiusura della bocca del pozzo per evitare l'inquinamento dall'alto. Viene dimostrata così la possibilità di applicare in molti casi delle tecnologie semplici, economiche e autogestibili localmente. Ai primi pionieri (somali con l'assistenza di idrogeologi trentini e delle università di Ferrara e Milano) si associano amici e sostenitori, in prevalenza nel Trentino-Alto Adige.
Il bisogno d'acqua potabile passa in seconda linea. La generosità di molti amici permette di realizzare in pochi mesi la riabilitazione di buona parte della rete di irrigazione che dal Fiume Shabeelle si estende a tutto il Distretto di Merka, la zona più fertile della Somalia. I terziari, scavati a mano con il sistema del “food for work” proprio nel periodo della fame, alla fine del '92 erano, sommati insieme, ormai più di 200 Km. La mancanza di governo e la fuga all'estero dei bananieri ha almeno portato di buono il ritorni alla coltivazione familiare diretta, molto più vantaggiosa per la gente, anche se qua e là ed a periodi taglieggiata dalle bande armate. |
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Solo l'acqua nei campi poteva arginare uno spaventoso genocidio per fame. Il W.F.L. si è trovato solo in quest'impresa, ma la generosità di molti amici ha permesso di realizzare in pochi mesi nella zona più fertile della Somalia PIU' DI 300 Km DI CANALI DI IRRIGAZIONE,sufficienti teoricamente a sfamare più di un milione di persone, senza i costi ed i rischi dei convogli di cibo umanitari.
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